Piccolo Mondo 2×02: librerie

Tempo fa mi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Sono passato in una libreria per verificare che effettivamente avessero delle copie di Monsters’ Park prima di garantirne la loro effettiva presenza ai bambini curiosi di leggere quello che scrivo, visto che, per scelta, non ne parlo mai a lezione.
Entro in questa libreria decentrata e noto una copia della Fabbrica dei Mostri. Mi avvicino alla proprietaria e chiedo se hanno anche Uno Zoo Mostruoso e lei mi dice di no, che ha fatto fatica a reperire anche solo quello, visto che le era stato richiesto.
In un moto di orgoglio infantile dico “l’ho scritto io”.
Sardonica, la proprietaria risponde “Ecco perché non si fa fatica a trovarlo”.
Colgo questo spunto per portare alla luce una vera e propria discriminazione operata dai librai nei confronti di autori che pubblicano con editori piccoli o medio-piccoli.

È una situazione che viene vista sempre come un ripiego, come un accontentarsi perché non si è riusciti – per mancanza di talento o ambizione o fortuna – a scalare le vette della grossa editoria, quella dei grandi numeri, delle tirature colossali e della colossale visibilità.
Ebbene, vorrei, con questo post, segnalare l’esistenza anche di una categoria di scrittori – molto popolata, a dire il vero – che pubblicano con editori piccoli e medi, per scelta.
Suonerà strano, ma è così. Esistiamo.
E non è mancanza di ambizione, semmai di un diverso tipo di ambizione, forse anche più alta.
Posso parlare solo per me ma so che in molti si ritroveranno in questo discorso.
C’è chi scrive per il solo gusto di scrivere, per amore della scrittura e della lettura, che non aspira alle tirature a cinque cifre perché conscio che vendere cinque cifre di libri è cosa molto rara e l’ossessione per quel traguardo può portarti a disprezzare il fatto stesso di scrivere.
Si è consci che in un panorama complesso e in caduta libera come quello dell’editoria in Italia, i grandi numeri sono ormai appannaggio di pochissimi, spesso stranieri che si trascinano dietro centinaia di migliaia di copie vendute in patria e magari anche un bel filmettino con una star di Hollywood. In questo contesto, puoi aver scritto anche il romanzo migliore del mondo, ma rischi comunque di rimanere uno fra i tanti, di avere quel minuto di estrema visibilità e poi tornare nell’oblio, spremuto fino al midollo della tua anima e con l’amarezza e l’illusione di aver sfiorato il sogno americano in suolo italico.
Posso dire in tutta tranquillità e senza correre il rischio di sembrare presuntuoso che non mi reputo inferiore in capacità di altri miei colleghi che hanno avuto la possibilità di pubblicare con grandi case editrici, e se fosse accaduto anche a me, sarebbe stato fin troppo fortuito, visto che, se escludiamo il primo ingenuo invio a pioggia, non ho mai inviato i miei romanzi a grosse CE.
Vorrei vendere anche io decine di migliaia di copie? Certo che sì.
Questo non per rifarmi il bagno con i pozzi Ginori (esistono ancora?), soltanto per il piacere di sapere che decine di migliaia di lettori stanno navigando nella mia storia, avere maggiore riscontro, confronti più o meno costruttivi.
Mi faccio un cruccio del fatto che non vendo decine di migliaia di copie? Assolutamente no.
Ho smesso da tempo di affidare il narcisistico desiderio di autoaffermazione alla scrittura. L’essere scrittore non mi definisce, perché so di essere anche altro.
Aver pubblicato 8 libri mi ha dato la possibilità di realizzare uno dei miei sogni: lavorare con i bambini e poterlo fare attraverso uno strumento – la scrittura creativa – che amo e che rispetto.
Cosa riserva la vita a ognuno di noi non possiamo saperlo e, anche se fosse possibile, non vorrei scoprirlo in anticipo. C’è un tempo e un’età per tutto.
L’importante è vivere il momento, trovare la sicurezza in se stessi nelle briciole di felicità regalate da ciò che facciamo con passione ed entusiasmo.
Quella libraia – che nel frattempo ha chiuso baracca e burattini – forse mi vedeva come un autore frustrato che elemosinava un posto tra i suoi scaffali, mentre io non mi sento per nulla così, volevo semplicemente che i bimbi ai quali sto simpatico avessero la possibilità di leggere qualcosa che scrivo senza di loro.
Che a volte, ai loro occhi sembro un personaggio talmente assurdo che magari non è neanche un vero scrittore, li sta solo prendendo in giro.

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