Un luogo chiamato libertà

Una persona qualsiasi, che fa un lavoro normalissimo e non ha mai neanche pensato di mettersi a scrivere – ormai sono rimasti in pochissimi – penserebbe giustamente che quando uno scrittore se ne sta davanti alla pagina bianca, non deve far altro che liberare la mente, scegliere fra le infinite possibilità che le storie ti mettono davanti e scrivere.
Semplicemente scrivere.
Invece, proprio come per il protagonista del bellissimo romanzo di Ken Follett a cui ho rubato il titolo, la libertà è una meta lontana e in molti, purtroppo, non la raggiungono mai.

Nella varietà di mezzi espressivi che ha a disposizione colui che vuole raccontare una storia, la scrittura appare spesso come la più libera da limiti materiali. In fondo ti serve solo carta e penna, giusto? Addirittura, prima che l’uomo inventasse la scrittura – e anche molto dopo -, le storie potevi raccontarle a voce. Se scegliessi di raccontarla attraverso la pittura, ad esempio, ti servirebbero molti più materiali e, la qualità degli stessi, sarebbe vincolante al fine della riuscita dell’opera.
Non parliamo di un film! Attori, camere, scenografie, costumi, fotografia, montaggio, effetti speciali! Lì i limiti materiali sono il peggior nemico della libertà.

Ma quindi qual è il vero limite della libertà di uno scrittore? Il suo ego.
Sì, perché tra la riuscita e non di un racconto o di un romanzo, non c’è l’ortografia o la conoscenza delle regole, la documentazione e tutto il cucuzzaro, no.
Uno scrittore dovrebbe liberarsi delle aspettative che sente da parte dei lettori e di quelle che ha su se stesso. Dovrebbe smettere di scrivere o peggio, non scrivere, qualcosa perchè “sennò poi non piace” o “questa frase la scrivo perchè così mi dicono che sono bravo”.
Così ti imprigioni da solo.
Se non ti assumi il rischio di scrivere qualcosa di diverso, di intraprendente, di coraggioso, che senso ha definirsi uno scrittore?

Aggrapparsi saldamente ai cliché, alle storie già sentite, limitando la propria inventiva a poche trovate, non è assumersi il rischio, è fare il compitino a casa.
È normale voler imparare dai grandi, non lo è però stare attaccati alla loro sottana per tutta la propria carriera.

“E se poi scrivo questa cosa e me la bocciano?”
Pazienza, ne scriverai un’altra.
Non tutto passa per l’approvazione del prossimo, perchè uno dei meriti che riconosco agli scrittori che stimo è quello di essere un passo avanti a tutti. E se sei un passo avanti, è normale che ti senti solo e incompreso, devi avere la pazienza di aspettare che i tuoi lettori, assieme ai denigratori, raggiungano il tuo traguardo e ti riconoscano di esserci arrivato prima di loro.
Nel frattempo tu sarai già un passo più vicino all’orizzonte e sì, sarai solo.
Ma sarai libero per davvero.

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