On Writing

Scrivere, ti cambia.
È una professione totalizzante, che modifica una parte di te che prima davi per scontata: comunicare te stesso per mezzo della parola scritta.
Si applica un filtro speciale fra i tuoi pensieri, le emozioni e il modo in cui ne scrivi. Acquisti un nuovo rispetto per ogni singolo vocabolo, li scegli con cura, non pensi più solo al messaggio ma anche al mezzo, alla forma, al suono e al colore.
Sei cambiato e quasi non te ne rendi conto.
Tecnicamente ogni professione un po’ ti deforma, ma poche lo fanno così intimamente come la scrittura.
E questa arte a decine di livelli e scalini, non cambia solo te, cambia anche il modo in cui il mondo ti vede, le persone ti leggono, ti caricano di aspettative.
Se c’è un bigliettino di auguri da scrivere, tocca a te farlo, perchè sei lo scrittore; se si gioca a Saltinmente, a Taboo o a Scarabeo, tutti ti temono o ti vogliono in squadra. Come se aver appreso una certa tecnica nell’uso delle parole o nella costruzione delle frasi facesse di te un campione di enigmistica. Io, per esempio, in enigmistica sono una schiappa. A Scarabeo, perdo sempre. Forse perchè scrivere non ti permette di trovare la parola giusta con lettere casuali nel minor tempo possibile, anzi, l’esatto contrario: scrivere ti ampia lo spettro e la scelta e non ti permette mai di accontentarti, ma di continuare a cercare la parola giusta prendendoti tutto il tempo necessario.
Se ti metti a scrivere frasi profonde e ricercate per le persone a cui vuoi bene i casi sono due: o stai facendo il fenomeno per impressionare il tuo interlocutore e quindi le tua parole sono fumo dorato – ma sempre fumo – oppure scatta una soggezione nei tuoi confronti del tutto immotivata che chiude completamente la strada alla reciprocità del gesto “tanto non sarei mai all’altezza”.
La verità è che nell’ordine delle cose e dei ruoli, non c’è nessuno più inadeguato di uno scrittore, che conosce la vastità dello spazio che intercorre tra ciò che pensa e come dirlo.
E, spesso, è proprio questa distanza incolmabile che rende la scrittura un mestiere solitario e generosamente intimo.

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