#Millennials

Quattro anni sono moltissimi nella vita di uno che ospita altre vite nella mente. Tenere le storie di personaggi – che per te sono reali come persone vere – chiuse nella testa, è enormemente faticoso. Anche perché i personaggi dei tuoi romanzi sono ostinati, si attaccano al citofono perché vogliono uscire anche quando tu non sei ancora pronto a lasciarli andare.

I Millennials hanno fatto capolino nel 2013. Mi ero appena liberato di Le magie di Omnia, stavo rimettendo in ordine, quando mi sono piombati nella testa e si sono agiatamente sistemati nelle comode volute del mio cervello.

All’inizio era solo lei, Jennifer, la protagonista; poi la ragazzina elettrica ha chiamato altri dieci comprimari. Uno a uno hanno preso vita, hanno familiarizzato con i loro poteri, mentre davo forma alla loro storia. Nel tempo hanno iniziato a pretendere di più, più spazio e più sviluppo. E allora la trama è cambiata, continuamente e inesorabilmente. Ognuno di questi sedicenni unici e straordinari ha preteso una storyline e io lì, a cercare di metterli d’accordo tutti. Ne è nato un romanzo corale, avventuroso e complesso, zeppo di idee – meglio tante che poche, dico sempre io – e soprattutto di loro, dei Millennials. Perché come la giri la giri, i romanzi vivono grazie ai personaggi, sono loro il motore di tutto. Non poteva che parlare delle loro vite al limite e vite al massimo, vite uniche, speciali, solitarie. Sembra questo il destino degli eroi, stare da soli. Anche quando eroi non sono, perché nulla di eroico hanno compiuto né vogliono compiere, anche quando essere un supereroe è qualcosa in cui sono stati infilati a forza, che non hanno desiderato né voluto. I Millennials sono nati così, e combattono con la normalità da sempre. Alcuni sono fuggiti, altri si sono adattati, uno in particolare, Plajo, ha deciso di vivere all’Ikea.

Jennifer è la pedina che mancava e anche quella fuori controllo, perché lei non ha mai saputo cosa fosse un Millennial, cosa volesse dire. Non solo, la storia si complica quando si rende conto di essere parte di una macchinazione che coinvolge le intricate trame del tempo e della memoria. Dopo quattro anni finalmente questi dieci ragazzini possono respirare nelle pagine a loro dedicate e io sono così orgoglioso di loro che se non smetto ora di parlarne, diventerò uno di quegli insopportabili genitori vanitosi che si pavoneggiano il giorno della laurea dei figli.

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