Episodio 3 * È il destino che sceglie?

Irene si stringe al nulla, c’è un buco fra lei ed Edgard.
Se mio fratello è colui che ci lascerà le penne, mi toccherà di tenerlo d’occhio. Non posso perderlo.
Partiamo alla volta del porto, noleggiamo la barca e durante il tragitto mi siedo accanto a mio fratello, nessuno scatta foto e arriviamo alla grotta e iniziamo l’esplorazione.

Cerco di accelerare i tempi dell’esplorazione per evitare l’alta marea, ma niente. Guido continua a raccogliere coralli e conchiglie. A un certo punto lo strattono.
«Sei diventato un bambino piccolo? Cosa ci devi fare con tutte queste conchiglie?» sbraito.
«Voglio fare una collana per lei come ricordo per il nostro matrimonio, perchè si ricordi del nostro ultimo viaggio da fidanzati» risponde.
«Sì ma devi farlo proprio adesso? Le vendono anche all’Ikea! Fagliene una con quelle! Dai, che arriva l’alta marea!» ribatto.
«Che fretta hai? Siamo qui per visitare e divertirci, rilassati!» interviene Edgard.
Parlano facile loro, mica sanno quello che so io.
L’alta marea arriva all’appuntamento con una puntualità fatale.
Irene va subito in ansia ma stavolta non rischia il soffocamento, grazie a me, perchè le ho messo lo spray nello zaino.
Ma non sono preoccupato per Irene, so che non tocca a lei, tocca a Guido, e stavolta l’ansia sta salendo a me.
Come posso proteggerlo da un destino segnato?
Irene non ha nessuna intenzione di restare lì a dormire, e inizia a dare di matto. Guido cerca di essere premuroso ma lei non si calma.
«Facciamo così, vado a vedere quanto è profonda l’uscita. Magari riusciamo a uscire a nuoto!» propone Guido.
«Non pensarci nemmeno! Aspettiamo domani. Una notte qui non ucciderà nessuno» lo blocco.
«Ma come avevi tanta fretta e adesso vuoi restare qui?» dice Edgard.
«E poi che c’è di male se il mio uomo vuole aiutarmi a risolvere la situazione? Forse è perchè non te ne è mai fregato niente delle tue fidanzate che ti ritrovi da solo come una vecchia zitella!» esclama Irene.
Se ammazzo lei si salva mio fratello?
Mio fratello non mi ascolta, si immerge con baldanza senza che io possa trattenerlo. Incrocio le dita, è un sub esperto, forse non gli succederà niente.
Solo che passano cinque interminabili minuti e di lui non c’è traccia. Dopo un altro minuto infinito, il suo telefono subacqueo emerge in modo spettrale.
Sullo schermo lampeggia un terribile SOS.
Mi lancio in acqua e vedo mio fratello agitarsi parecchi metri sotto di me. Cerco di raggiungerlo con qualche bracciata e quando finalmente lo raggiungo, ha smesso di agitarsi.
Lo riporto in superficie ma per lui non c’è niente da fare.

Stroncato da un attacco di panico che ne ha causato l’affogamento.
Al funerale di mio fratello Irene urla come una scalmanata e non la smette di piangere. Edgard cerca di tenerla buona, di consolarla e alla fine ci riesce. I due tornano a casa mano nella mano.
Passano due settimane durante le quali non sento nessuno dei due. Alla fine va sempre a finire così, quando i migliori amici si fidanzano, per diventare migliori fidanzati, si dimenticano di te.
Finché un giorno non ricevo un invito a cena da loro, forse mi vogliono annunciare il loro matrimonio.
Che schifo.
Solo che quando arrivo a casa di Irene la porta è aperta e c’è un silenzio inquietante in casa.
Entro e la trovo rannicchiata in bagno. Dalla doccia spunta un piede.
«Che accidenti è successo?» urlo.
«Ho fatto un casino, Michele. Ho perso il controllo e l’ho combinata grossa» dice scoppiando a piangere.
Allungo il collo e vedo da dietro la tenda il corpo senza vita di Edgard.
«L’hai ammazzato?»
«Mi tradiva! Lo sapevi?»
«Che cosa stai dicendo?!»
«Mi stavo asciugando i capelli, il telefono di Eddy ha squillato, era una un messaggio su Whatsapp. Ho provato a dirgli di rispondere ma lui era sotto la doccia e non riusciva a sentirmi. Così ho letto io ed era il messaggio di una squinzia di diciotto anni che gli diceva “Amore, non vedo l’ora di vederti. Molla la strega e corri da me mio Eddy” e c’erano una montagna di cuoricini, un maialino e un mazzo di fiori! Capisci! Un maialino!»
«E tu che hai fatto?»
«Cosa potevo fare? Tu cosa avresti fatto? La cosa più sensata… ho lanciato il phon nella doccia!»
«Oh Dio… l’hai folgorato!»
«Non volevo, è stato un gesto di rabbia!»
«Il giudice non la vedrà in questo modo, penserà che si tratta di omicidio premeditato. Ti daranno trent’anni!»
«Trent’anni? Uscirò che sarò vecchia! Aiutami a coprire, liberiamoci del cadavere…»
«Stai scherzando? Io non ci finisco in galera per favoreggiamento!»
«Ma tu devi aiutarmi! Tuo fratello mi amava, lui non avrebbe permesso che finissi in prigione. Se non vuoi farlo per me, fallo per lui!».
Le cose sono andate di male in peggio, non so come uscire da questa situazione. Forse se potessi tornare indietro un’altra volta.
Tiro fuori la foto e mi concentro sulle figure.
Non succede nulla.
Me la rigiro tra le mani, ripenso ai momenti che si sovrappongono, in albergo, nella grotta, tutti i funerali ai quali ho dovuto assistere.
Scoppio a piangere, le lacrime scendono copiose dai miei occhi e bagnano la foto.
All’improvviso ho un flash e mi sento trascinare in basso.
La foto è cambiata di nuovo.

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