Episodio 3 * “Mucche” di fortuna

Non esisteva un autobus che arrivava fino al villaggio galleggiante di Chong Kneas. Luca e Federico avevano girato per la città a vuoto chiedendo a chiunque dove fosse la fermata e alla fine avevano incontrato una guida nei pressi della Pagoda d’Argento, un tempio buddista con i tetti dorati e aguzzi.
Da quello che erano riusciti a capire il capolinea più vicino era a Phnom Krom.

«Non deve essere molto lontano Phnom Krom da Phnom Penh, no? Sono simili…» chiese Luca.
«Che cosa stupida… Allora anche Milano Marittima e Milano sono vicine perchè hanno un nome simile?» ribatté Federico.
«Be’ sono all’incirca 300 km in entrambi i casi» disse Luca facendo un breve calcolo a mente.
L’autobus era malandato e stracolmo di persone.
«Io su quel cassone pieno di cambogiani che puzzano di pesce non ci salgo, aspettiamo il prossimo!» disse Federico.
«Abbiamo girovagato per ore. Tu adesso sali e zitto, sennò ti vendo ai pescatori, tonno che non sei altro!» sbottò Luca.
Il minore non obiettò e si infilarono tra le persone in piedi nello stretto corridoio.
Federico si guardava intorno imbronciato.
«Guarda quella vecchietta seduta laggiù» indicò il ragazzino.
«Che cos’ha?» chiede Luca.
«Ha gli occhi chiusi, secondo me è morta per la puzza. Se la scaricano almeno posso sedermi!» disse Federico.
«Non essere insensibile, non lo vedi che si muove? È viva. E poi se la scaricano e si libera un posto mi siedo io che sono più grande» concluse Luca.
Il viaggio procedette per più di un’ora tra scossoni e rumori terrificanti del motore che sembrava avere il singhiozzo.
«Secondo me il motore ha dei problemi» disse Luca.
«Ma che dici, è normale. Da quando hai preso la patente sei diventato esperto di tutti i motori esistenti al mondo?» rispose Federico.
Un “crack” preoccupante fece esplodere una nuvola di fumo dalla parte posteriore del mezzo e in pochi secondi l’abitacolo era invaso dal fumo e dall’odore di benzina e gomma bruciata.
«Ecco, l’autobus si è rotto. Hai gufato. La prossima volta stai zitto» rimbrottò Federico mentre scendevano in mezzo al nulla.
La gente continuava a ripetere “Krasang” e Federico pensò che fosse un’imprecazione, così si mise a ripeterlo anche lui. Quando, muovendosi a piedi videro un cartello in inglese capirono che era il posto dove si erano fermati.
Ai lati della strada sembrava esserci solo campagna, con rifiuti ammassati in mezzo all’erba e baracche cadenti con le galline che a quell’ora dormivano già da un pezzo.
Federico si guardò attorno pensieroso. In giro non c’era anima viva e neanche una macchina. Ogni tanto una mucca sbucava dai cespugli e attraversava paciosa la strada, li guardava con occhio pietoso.
«Guarda, ci sono più mucche che persone qui in giro…» disse Luca.
«…e facciamo pena anche a loro» aggiunse Federico.
Il maggiore vide un fuoristrada avvicinarsi a tutta velocità, sembrava non avere nessuna intenzione di fermarsi.
Luca iniziò a sbracciarsi per attirare l’attenzione del guidatore.
Federico non si fidava molto dei metodi del fratello, aveva già rotto un autobus, per cui andò vicino a una mucca scarna e gli agitò un ciuffo d’erba davanti al naso, convincendola a seguirlo per piazzarla in mezzo alla strada.
Il fuoristrada inchiodò con uno stridere di gomme sull’asfalto sbiadito.
Dall’auto usciva una musica dubstep, di Skrillex. La mucca fuggì spaventata.
«Need a lift?» esclamò il tipo alla guida.
Era un uomo muscoloso con gli occhi verdi, biondo California, con una camicia a quadri e una Reflex al collo.
Luca si fece coraggio e si avvicinò al fuoristrada.
«Yess baby! Nice cow…hm.. no, car. We lost the way. We need for speed in Phnom Krom. Can we come with him? No… you, baby?» disse il maggiore convinto.
Il fotografo scoppiò in una grossa risata.
«You need a lift. And an english course, baby. Get on!» li invitò.
Luca stava per aggiungere qualcosa ma Federico lo spintonò.
«Non dire più niente ti prego. Mi sa che abbiamo fatto una pessima figura. Spero che i tuoi approcci con le ragazze siano migliori di questi!» disse Federico accomodandosi sul sedile posteriore.
Almeno, erano riusciti a trovare un passaggio.
Per dove, non si sa.
Il viaggio proseguì silenziosamente, con la musica a palla che spaventava gli animali che passeggiavano sul ciglio della strada.
Da quello che avevano capito, il fotografo si chiamava Trevor McCardy, era un paesaggista nato in Scozia e cresciuto a Los Angeles. La sua destinazione era il Parco Nazionale di Phnom Koulen, più a nord e li scaricò all’incrocio con Damdek.
Lì c’era un mercato molto affollato, pieno di motorini, biciclette e vociare indistinto di persone in lingua khmer.
La notte era scesa sulla Cambogia in modo silenzioso e i due fratelli iniziarono a sentire la nostalgia di casa.
Come sarebbero arrivati a Chong Kneas?

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