Episodio 1 * Battibecchi ad alta quota

Luca e Federico non sapevano di avere una zia famosa.
Per questo furono molto sorpresi di vedere la zia Rosa, intervistata in televisione durante un servizio sulla Schistosomiasi in Cambogia. Nel servizio si parlava di carenza di medicinali e cure inadeguate all’emergenza che affliggeva la regione di Phnom Penh. La dottoressa Neri lavorava in un centro specializzato, il Centro Carlo Urbani ed era a capo proprio del progetto di cura e prevenzione della Schistosomiasi.

Federico, anche se aveva solo dieci anni, voleva essere un dottore e il servizio sulla loro zia lo aveva particolarmente entusiasmato.
Di lei sapeva che viveva in un paese lontano, in Cambogia, e faceva la volontaria in un posto il cui nome non sapeva neanche pronunciare. Ora sapeva che si trattava di Phnom Penh.
Sua madre, che voleva molto bene alla sorella più piccola, aveva accettato la sua scelta ma, essendo molto legata a lei, le mancava ogni giorno.
Per questo fu molto sorpresa quando i suoi due figli andarono da lei con la richiesta di un viaggio a Phnom Penh.
«D’accordo» disse la madre «Ma voi due vi comporterete in modo esemplare, sarete i nipoti più bravi del mondo. Chissà che vostra zia non torni in sé e decida di passare più tempo con voi…qui. In Italia».
La mattina della partenza Federico aveva riempito il bagaglio a mano di Praziquantel, il principale farmaco per la cura della schistosomiasi. Al momento dei controlli di sicurezza, il ragazzino fece finta di niente e appoggiò lo zaino sul rullo trasportatore.
Luca passò per primo, ma quando fu il turno di Federico un poliziotto in divisa blu e armato gli mise una mano sulla spalla e lo bloccò.
Il ragazzino iniziò a sudare freddo, le mani gli tremavano.
Una poliziotta che stava al monitor della scansione, indicò qualcosa.
Il poliziotto afferrò lo zaino e lo rovesciò su un tavolo.
Federico vide spargersi sul tavolo tutte le sue cose, barrette di cioccolata, videogiochi e anche Teddy, il suo orsacchiotto di peluche.
Un altro poliziotto iniziò a impilare le confezioni di farmaci, erano trentasei.
«Trentasei confezioni di Praziquantel??» urlò Luca rivolto al fratello.
«Pensavo si potessero portare! È la prima volta che prendo un aereo, non mi hai detto niente!» ribatté Federico.
«Quindi sarebbe colpa mia?»
«Sei il fratello maggiore, è sempre colpa tua» sbottò Federico.
«Basta litigare!» intervenne il poliziotto «Dovete venire con me dal commissario aeroportuale. Il contrabbando di farmaci è reato».
«Te l’avevo detto che ci avrebbero scoperto!» si inventò Federico.
Il poliziotto spostò lo sguardo accusatorio sul fratello maggiore.
«Ma che bravo… corrompere il fratello più piccolo per contrabbandare farmaci…»
Luca era senza parole.
«Ma… Ma…»
«Lo so, signor poliziotto, ha una pessima influenza su di me. Una volta mi ha fatto rubare una fetta di torta di mele a una festa…»
«Se non ti chiudi quella bocca ti ci infilo il tuo orsacchiotto, piccolo stu…» ribatté Luca afferrando Teddy.
«Voi due mi ricordate me e mio fratello da piccoli. Andate, prima che vi arresti per fraternanza litigiosa!» disse il poliziotto ridendo.
Luca aiutò il fratello a raccogliere le sue cose e insieme si imbarcarono al gate senza ulteriori imprevisti.
Non appena si sedettero al loro posto, Luca afferrò il ciuffo biondo del fratello e lo tirò a sé.
«La prossima volta che mi fai fare una figura del genere ti metto in una valigia e ti scambio con quella di uno diretto in Siberia, piccola peste!» minacciò.
«Almeno in Siberia gli orsi sono gentili. E poi glielo spieghi tu a mamma e papà?» ribatté Federico.
«Hostess! Questo ragazzino mi dà fastidio. Mi potete spostare di posto?» sbottò Luca.
«Voi due siete stati segnalati dalla polizia per insubordinazione» rispose la hostess con un largo sorriso divertito «Continuate così e dimenticheremo di servirvi tutti i pasti in un volo di ventiquattro ore. Ci so fare con i bambini pestiferi, facevo la maestra alle elementari».

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