Episodio quattro * In prigione

Jason e Ashraf erano stati portati in una cella buia con una piccola apertura sul tetto. Non gli avevano dato né acqua né cibo e sembrava proprio che avessero le ore contate.

A un certo punto il portale venne spalancato e le guardie che li avevano arrestati li trascinarono fuori senza dare spiegazioni.
Lo scienziato provò a sussurrare all’architetto per capire cosa stesse succedendo.
«Dove ci portano?» chiese Jason.
«Ho un brutto presentimento…» rispose Ashraf senza aggiungere altro.
Quando arrivarono nello stanzone sopra le prigioni li fecero inginocchiare e iniziarono a rasarli a zero. Il brutto presentimento si era trasformato in realtà. Se non ricordava male, quella era l’operazione preliminare alla loro uccisione. Infatti, subito dopo, furono legati e portati a un ceppo sporco di sangue.
Le cose si stavano davvero mettendo male.

Jessie andò alla macchina del tempo e si infilò nella cabina. Guardò la data impostata sul display e attivò il dislocamento spazio-temporale.
Si ritrovò all’interno di una piramide egizia, circondata da sculture di pietra, oro e bronzo. Si guardò attorno e cercò di capire dove fosse suo padre e come avesse fatto ad uscire. Pensò di prendere una statuetta di una sfinge in miniatura che forse le sarebbe stata utile come alleata grazie al suo potere di dare vita agli oggetti e ingigantirli.
Jessie trovò uno schema di fuga disegnato su una pietra e seguì le indicazioni. L’uscita era accessibile grazie a una passerella che era stata già attivata, probabilmente da suo padre.
Uscì all’aria aperta e seguì una serie di orme nella sabbia, alcune impronte erano chiaramente di un paio di scarpe moderne, mentre le altre erano di piedi nudi. Suo padre, sicuramente, doveva essere stato portato in prigione.
Seguendo le tracce arrivò al villaggio e fu subito notata da un gruppo di soldati. Senza pensarci troppo prese la statuetta della sfinge e la trasformò in un leone di pietra gigante che paralizzò i presenti, i quali si inginocchiarono e iniziarono ad adorarla.
«Liberate i prigionieri!» ordinò Jessie.
I soldati sembrarono non capire, purtroppo la ragazza non conosceva l’egiziano antico, ma per fortuna la sfinge iniziò a parlare interpretando le sue parole.
Jessie poté finalmente riabbracciare suo padre, un attimo prima che…

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