Episodio 1 – Eureka!

«Eureka!» urlò Jason Treadville.
Lo scienziato si svegliò di soprassalto e sbatté forte la testa contro la mensola sopra il letto.
Jessie entrò nella camera del padre e lo vide steso sul letto con un vistoso bernoccolo sulla fronte. La ragazza si sedette a fianco al letto e prese il blocco degli appunti.

Non era la prima volta che il padre sveniva dopo aver trovato la soluzione a un problema di un’invenzione rivoluzionaria alla quale stava lavorando.
Erano due anni che cercava di far funzionare una macchina del tempo ma non trovava l’equazione esatta che non causasse delle pieghe dannose nel continum spazio-temporale.
La mattina seguente Jason scese a fare colazione e trovò un foglio attaccato al frigo con una calamita a forma di robot.
Quando lo scienziato lesse l’equazione nel foglio si ricordò di aver sognato quella formula proprio durante la notte.
Corse al laboratorio, e arrivò alle 7:30 precise. Accese il computer collegato alla macchina e inserì l’equazione nel codice di funzionamento. Sistemò ancora qualche calcolo e capì che era sulla strada giusta. Come portale aveva convertito una vecchia cabina telefonica con un orologio gigante attaccato al tetto e, con il tastierino numerico del telefono, era possibile impostare la data di destinazione.
L’orologio sulla cabina segnava le 9:30. Impostò l’arrivo a due ore prima, si infilò nella cabina e, dopo qualche scossone e una forte luce, si ritrovò nel laboratorio, con la differenza che l’orologio segnava le 7:29.
Non fece in tempo a esultare che sentì la serratura della porta scattare.
Terrorizzato di poter incontrare il se stesso del passato e causare un paradosso temporale e rischiare di cambiare il futuro, si lanciò nella cabina e tornò nel presente.
Arrivò nel suo laboratorio alle 9:31.
La macchina del tempo funzionava.
Lasciò accesa la cabina e andò al computer per aggiornare il diario di bordo, quando una forte luce illuminò a giorno il laboratorio e dalla macchina uscì un cyborg con gli occhi rossi e le armi spianate.
Lo scienziato si riparò sotto il tavolo ma i colpi delle armi futuristiche disintegrarono il suo nascondiglio in un nanosecondo.
Jason afferrò un rocchetto di filo che aveva in tasca. A prima vista sembrava un normale cotone da cucito ma in realtà era tessuto con un filamento in lega di acciaio e titanio, praticamente indistruttibile.
Montò il rocchetto in un rampino pneumatico e sparò un colpo. Il filo si avvolse attorno al robot e lo insaccò come un salame.
Il cyborg cadde a terra e prese a dimenarsi. Poi emise un forte ronzio, una specie di richiamo, un allarme.
Jason prese un foglio e scrisse velocemente una lettera alla figlia:

foto (4)

Poi si tuffò nella macchina del tempo e sparì.

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