Episodio 4 – Ciambelle ad omicidio

Non posso presentarmi a casa di questa Katy Stockett come un agente della CIA, non ho ancora le prove sufficienti per interrogarla, e non vorrei che si insospettisse.
Mi devo inventare qualcosa.

Torno in pasticceria e confeziono un vassoio regalo di ciambelle, mi infilo il camice e cerco su Google l’indirizzo della sospettata.
Non sono affatto stupito che abiti a Chelsea, Mallord Street.
Devo prendere la District e andarci a piedi.
La casa è sempre rossa con le rifiniture bianche, però qui c’è anche un fazzoletto di terra e delle biciclette incatenate alla ringhiera.
Mi sistemo il berretto da pasticcere e suono il campanello.
Nessuna risposta.
Suono ancora.
Sento un trambusto nell’appartamento e finalmente mi aprono.
Davanti a me c’è una ragazza snella con i capelli rossi e mossi, con delle labbra gonfie e il naso dritto. E anche quegli zigomi non me la raccontano giusta.
Sorride in modo forzato.
«Buongiorno, ho una consegna speciale per la signora Stockett» dico in tono allegro.
«Sono io, chi la manda?» chiede in tono scocciato.
«Mister Baker di Tudor street, ciambelle appena sfornate» rispondo con voce suadente.
La vedo deglutire. Fa la faccia di una che non mangia una ciambella da secoli ma se ne sogna una tutte le notti.
«Per di qua» mi invita ad entrare.
La casa è buia, le tende sono tirate e le luci spente.
Strano, oggi è una delle rare giornate di sole a Londra.
«Le poggi pure qui, sul bancone della cucina. Da parte di chi sono queste ciambelle?» insiste.
«Hanno fatto un ordine telefonico e non mi hanno lasciato nessun nome, solo l’indirizzo per la consegna» rispondo.
Si fa sospettosa e mi squadra dalla testa ai piedi.
Mi guardo intorno e noto un giornale di oggi aperto sul tavolino davanti ai divani di pelle. La pagina è quella della Cronaca e parla del rapimento della figlia di Helen Church.
«È il giornale di oggi?» chiedo con nonchalance.
«Sì» risponde distrattamente.
È concentrata sulle ciambelle. Di sicuro, appena me ne sarò andato, farà un tuffo carpiato nel vassoio. E poi piangerà tutto il giorno pentendosene amaramente.
«Deve essere terribile tornare a casa e non trovare più la propria figlia. Lei ha figli?»
«No» risponde sempre con la testa nelle ciambelle.
All’improvviso sento un rumore provenire dalla cantina, seguito da un pianto di bambino.
«Cos’è stato? Ha per caso un bambino sequestrato?» domando con tono ironico.
Katy Stockett impallidisce e gli zigomi sembrano afflosciarsi.
«È mia nipote» dice con tono glaciale.
«Le posso portare una ciambella?» mi offro.
«No no… è diabetica» si affretta dire «Ora è meglio che vada» si ricompone.
Non posso farmi cacciare in questo modo, devo ancora raccogliere qualche indizio.
«Posso usare il bagno?» chiedo mentre mi accompagna alla porta.
Scocciata, mi fa cenno in direzione del corridoio.
Mentre vado in bagno sbircio nello studio sulla sinistra.
La prima cosa che noto è una bacheca di sughero con dei fogli attaccati. Faccio finta di sbagliare stanza ed entro.
Nel tabellone ci sono le foto di alcune ragazze strappate da un annuario, ritagli di giornali e il logo del college Duncan, il drago.
Su alcuni volti c’è una croce rossa.
«Il bagno è da quella parte» dice una voce tetra.
Mi giro e vedo la donna sulla soglia con una padella in una mano e una ciambella nell’altra.
Poi, all’improvviso, vedo tutto nero.

Prosegui con l’episodio finale

9 pensieri su “Episodio 4 – Ciambelle ad omicidio

      • Credo che invece si parta per lo scantinato!! 🙂
        Preparate le valigie e le torce 🙂
        é ovvio che si partirà per lo scantinato, ci vorrebbe qualcosa di più improbabile!

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