I dream of Jeannie 1×03: Federico Boni

spettLo ammetto, Spetteguless è il primo sito che apro la mattina. Di solito ci trovo tutto quello che voglio sapere quando non ho una ricerca precisa da fare: approfondimento politico su tematiche specifiche da un punto di vista onesto e ragionevole, news musicali di vario genere, una manciata di sano gossip, chicche da Internet che fanno sorridere e qualche sorpresa.
Meglio di un caffè (che non bevo). E la cosa che più ammiro di Spetteguless è che dietro c’è una sola persona, un solo occhio che tutto vede e una sola testa che su tutto si interroga: Federico Boni.
Federico Boni ha appena trent’anni, ha alle spalle un percorso di studi ragionato che ruota attorno alle sue passioni e ai suoi interessi, ha fatto scelte di vita ponderate e coraggiose e si è sempre assunto le responsabilità di quello che faceva. Il tutto mantenendo una vena ironica encomiabile e una purezza intellettuale che personalmente invidio.
Ecco un’altro aspetto della genialità che ho voluto sviscerare intervistandolo: la genialità nella comunicazione. Nel caso di Federico la sua genialità sta nell’essere un ottimo comunicatore, coerente e diretto, non si nasconde dietro a panegirici di paroloni, editoriali altisonanti o recensioni prezzolate. Altra sua peculiarità è l’intuizione: alcune mode e tendenze – soprattutto musicali – lui le aveva segnalate molto tempo prima, segno che la sua abilità da talent-scout affinata col tempo e con l’esperienza hanno compreso affondo certe dinamiche del mercato e delle correnti post-moderne.
Ecco il ritratto di un blogger “vecchia maniera”, di quelli che si sono formati nel tempo, con assiduità e costanza, prima che esplodesse il fenomeno e la rete fosse invasa di ogni tipo di blog e diari. Spetteguless è lo specchio di Federico Boni e per me è un piacere poterlo raccontare attraverso le sue parole.

Chi è secondo te un genio della comunicazione?
Chi riesce a comunicare un’idea o anche solo un pensiero utilizzando strumenti inediti, provocatori, spiazzanti. Riuscire a comunicare qualcosa riutilizzando ciò che appartiene al nostro passato, reinventandolo e riportandolo di fatto a rinascere, ma con altri vesti. Chi riesce a sfruttare la comunicazione mordi e fuggi di oggi per diffondere il proprio verbo, cavalcando spesso e volentieri anche la provocazione, mirata e voluta. Ma soprattutto chi è in grado di tramutare la più semplice delle idee, in qualcosa di unico, e fino a quel momento neanche mai lontanamente immaginato. Anche se in realtà era lì, davanti a tutti noi.

Il tuo blog è molto seguito e anche commentato, spesso chi ti segue più assiduamente è lo stesso che puntualmente di critica negativamente. Credi che la critica negativa sia alla base della viralità di Internet?
Assolutamente sì. I troll sono l’ombra minacciosa della rete. Tutti noi ci nascondiamo dietro un pc, tutti noi abbiamo navigato nell’anonimato almeno una volta nella vita, tanto da poterci permettere di insultare, attaccare, umiliare e diffondere menzogne senza porci il problema dell’identità. Perché taciuta e nascosta. Con il diffondersi dei blog prima e dei social network dopo, vedi Facebook e soprattutto Twitter, tutti siamo diventati critici. Tutti
possiamo permetterci di seminare opinioni, stroncando il più delle volte qualsiasi cosa avvenga nel mondo, soprattutto se seguita e ‘commerciale’. Sono i pro e i contro del web. Attaccare, sparlare, stroncare, genera discussioni, e le discussioni creano contatti, e i contatti sono l’abc di qualsiasi sito. E’ il cerchio della vita della rete, direbbe Ivana Spagna. Senza ‘critica’, non esisterebbe questo tipo di web.

Nel tuo blog alterni articoli frivoli, sexy a considerazioni personali anche profonde, esponi le tue idee politiche con chiarezza e senza mezzi termini. Sei davvero quel Federico Boni o utilizzi dei filtri nel modo di esporti?
Lo sono e non lo sono. Dipende dai punti di vista. Lo sono nell’esporre quel che penso, caratteristica che nel bene e nel male mi contraddistingue anche nella vita ‘reale’, così come nel non prendermi mai sul serio e nell’ironizzare su tutto ciò che mi circonda. Non lo sono nel momento stesso in cui sventolo con orgoglio una sicurezza che neanche lontanamente mi appartiene. Non si direbbe, ma sono una persona estremamente timida, che odia apparire, e che ha l’incubo delle telecamere. Il blog mi ha dato l’opportunità di sviscerare una parte di me che amerei poter sbandierare, ma che in 31 anni di vita non si è mai palesata. Non al di fuori del web, per lo meno.
Purtroppo.

Intorno al 2008 scegli di uscire dall’anonimato garantito dall’alter ego Dr. Apocalypse e di metterci la faccia. Questa scelta non ha segnato uno spartiacque tra come ti ponevi prima a come lo hai fatto dopo fino ad oggi. In che termini è cambiata la tua comunicazione dopo il tuo “coming out”?
E’ cambiata notevolmente. Quel ‘coming out’ avvenne perché il Dr. Apocalypse di prima, che si nascondeva dietro la maschera dell’anonimato, credeva di poter dire e far tutto. Ma così non era. O almeno così non sarebbe dovuto essere. Esagerai nel descrivere una ‘semplice’ serata in discoteca, apostrofando pesantemente un ragazzo che non aveva fatto nulla di male, se non essere il fidanzato di un 20enne che quella stessa sera aveva fatto sua la mia attenzione. Il caso volle che quel ragazzo era proprio un lettore del blog. E reagì, facendo lui coming out, tanto da costringermi
a guardarmi allo specchio. Perché non era più ammissibile che scrivessi tutto quel che scrivevo, senza mettermi al paro di chi andavo a commentare. Così mi mostrai, dopo 3 anni di vita. Perché capii di aver sbagliato.

Sei un sommozzatore della news, scandagli gli abissi oscuri del web alla ricerca della notizia più succulenta e allo stesso tempo fai una selezione accurata delle segnalazioni. In che percentuale incide l’uno e l’altro sui contenuti del blog?
Abissi ricchi e variegati, quelli del web, che mi vedono tutti i giorni ‘scandagliare’ in lungo e in largo almeno una cinquantina di siti e blog internazionali. Ciò che mi incuriosisce e che vorrei leggere da ‘lettore’, è quel che alla fine riesce ad andare on line, su Spetteguless. Estremamente utili, e soprattutto non solo fedeli ma davvero ‘gentili’, molti lettori, questo va detto, che quando trovano qualcosa di curioso ed appetitoso me lo segnalano a tempo di record. Almeno un 15% dei contenuti dei post pubblicati, è giusto che si sappia, ‘nasce’ proprio dai link inviati via mail, Twitter e/o Facebook dai più assidui e straordinari lettori, che non smetterò mai di ringraziare.

Cosa deve fare un ragazzo che possiede un talento oggettivo (musicale, artistico, critico) oggigiorno per arrivare a più persone possibili senza buttarsi via con trovate demenziali?
Non avere fretta di sfondare, di arrivare, di esplodere. Perché i famosi 15 minuti di Warhol sono davvero alla portata di tutti. Molto più difficile è durare nel tempo. La ‘baracconata’ pensata e realizzata solo per ‘arrivare’ può servire in un primo step, ma se dietro i lustrini, le maschere, gli eccessi e le volute provocazioni non c’è altro, si muore. Il ‘talento’ oggettivo dovrebbe semplicemente affidarsi alle proprie reali qualità, senza cedere a discutibili scorciatoie, trash o demenziali che siano. Poi ovvio, ci vuole anche la fortuna. E quella si sa, aiuta gli audaci.

Oltre all’attività di blogger personale segui numerose altre attività orientate alla comunicazione. Ce ne vuoi parlare?
Ho studiato comunicazione, mi sono laureato in comunicazione, e da sempre lavoro in questo campo, rapportato al mondo web. Negli anni si sono aperte tante finestre, alcune se ne sono chiuse, mentre altre sono rimaste intatte e ad oggi ancora ‘operative’. Scrivo di cinema da 5 lunghi anni per Blogo, ho scritto di cinema per un magazine come Screenweek, mentre da due anni continuo a scrivere di cinema anche per Yahoo. A questa ‘branchia’ comunicativa che dichiaratamente prediligo, se ne aggiunge un’altra più frivola ma tutt’altro che secondaria, perché come recita il ‘motto’ di Spetteguless, ‘il gossip è il sale della vita’. E proprio di gossip mi occupo, sempre per Blogo e Yahoo, andando così ad incrociare campi apparentemente molto diversi, ma spesso e volentieri legati a doppio filo. Tutto questo dopo aver toccato progetti diversi in ambito televisivo, ormai passati, tra Youdem, tv del Partito Democratico, e il digitale terrestre.

Cosa leggi? Chi sono i tuoi scrittori preferiti?
Qui hai colpito e affondato. Perché c’è stato un tempo in cui leggevo tanto, tantissimo. Mi ‘obbligavo’ a leggere parte di un buon libro tutti i giorni, prima di andare a dormire. Poi la stanchezza serale è aumentata, il web mi ha fagocitato, la vita privata si è finalmente fatta ‘interessante’, e i libri son diventati sempre meno ‘presenti’. Ammetto di aver sempre amato la ‘distrazione’ su carta. Leggevo tutto quel che pubblicavano Ken Follett, Stephen
King, Michael Connelly, Kathy Reichs, Bret Easton Ellis, Chuck Palahniuk e Michael Crichton, anche se il mio libro preferito rimane ad oggi ancora Il Profumo di Patrick Süskind. Ora come ora, sul mio comodino, c’è quel maledetto di Dan Brown con Infermo. Mi ero ripromesso di starne alla larga, anche solo per non dare 25 folli euro alla Mondadori (ladri), fino a quando la Sony non ha annunciato l’uscita in sala dell’immancabile trasposizione cinematografica. A quel punto mi son quasi sentito ‘costretto’ a doverlo leggere. Anche perché se proprio vogliamo dirla tutta sono un
fan della prima ora di Robert Langdon, e non me ne vergogno affatto. O forse sì?

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