Recensione: Milites di Cristina Lattaro

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Cristina Lattaro è un’amica e solo per questo non dovrei recensirla. Giusto? Sbagliato. Se un amico cucina una cena succulenta non glielo dite? Guai a voi, non vi invita più e ve ne dovete stare a casa con i sofficini e le patatine nel sacchetto.
I complimenti, quando sono sinceri, vanno fatti.
Milites è un romanzo intenso nella sua brevità, 116 pagine. I personaggi siedono a capotavola, sono tratteggiati con eloquenza e dovizia di particolari. Mi è sembrato che il viaggio non fosse all’interno del mondo spesso omertoso della caserma militare, ma nell’anima di Fabio Mosto, che compie scelte difficili dettate da un passato difficile e una madre presente ma ambigua. Renata Pari ha lanciato un sasso nello stagno dando alla luce Fabio e ora il suo futuro è compromesso. Ma questa è soltanto una delle lotte che Mosto si troverà ad affrontare, a partire dall’amore finito in tragedia per il vicino tossicodipendente David.
Fabio Mosto continuerà a celare per tutta la vita le sue pulsioni sessuali, barricate dentro a un’indole sensibile e combattiva, tenace, desiderosa di quel riscatto morale e sentimentale che tarda ad arrivare.
La tematica è scottante e attuale. In un ambiente in cui l’omosessualità è da sempre un taboo, il distacco tra quello che si deve essere e quello che si è crea un baratro emotivo dove i sentimenti precipitano, inabissandosi nel vuoto della solitudine.
L’ambientazione è tratteggiata con precisione, le gerarchie, le dinamiche comportamentali e strutturali fanno da sfondo ma non sono mai astratte, segno che l’autrice ha svolto una precisa operazione di documentazione e approfondimento. Onore al merito.
Merito che si esprime anche nella psicologia di Fabio, in alcuni tratti dimentichi che sia una donna a raccontare questa storia. I pensieri e le azioni di Fabio Mosto sono così realistici che è impossibile non considerarlo una persona realmente esistente.
Nota di merito anche allo studio che l’autrice ha fatto sulla boxe, valvola di sfogo dei protagonisti ma anche momento di confronto quasi animale, maschile, dove le pulsioni represse, le vendette, i risentimenti e il contatto si realizzano in modo carnale, violento, ma socialmente accettabile.
Il ring è quindi il vero momento di scontro fra i personaggi che si cercano e si attraggono senza mai avvicinarsi davvero fuori dal quadrato. I combattimenti tra Domizio e Fabio sono le parti che ho preferito: agili, scattanti, intense e aggressive, ricche di pathos e senza sbavature letterarie.
Per il mio personale gusto di lettore e stile di scrittura, ho trovato delle pecche proprio nelle modalità stilistiche utilizzate da Cristina: l’uso costante del narratore onnisciente mi ha un po’ allontanato dalla vicenda, gli stati d’animo sono molto raccontati perché effettivamente i personaggi si muovono poco, se non nei meandri del loro universo emotivo. Altra pecca è il salto di punto di vista. Da editor ammetto che è una scelta che non riesco a non biasimare. Ci sono fior fior di scrittori che ne fanno quasi una bandiera stilistica, ma a me salta sempre molto all’occhio e distrae dalla lettura.
Per il resto, Cristina Lattaro è un chirurgo della parola e della storia, taglia e cuce con sapienza brandelli di momenti intensi e significanti, le parole sono tutte scelte con cura e mai fuori posto. Mi alzo da questa tavola virtuale soddisfatto, sazio di una bella storia e felice di aver conosciuto dei bei personaggi e soprattutto onorato di essere stato ospite della bravissima cuoca delle emozioni, Cristina Lattaro. Che è sì un’amica, ma è anche una brava scrittrice.

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2 pensieri su “Recensione: Milites di Cristina Lattaro

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