Authoranalisys 1×04

write-on-november-is-national-novel-writing-month-a5349cc216
Il Natale è da poco passato e lo spirito dovrebbe aleggiare ancora nell’aria. Dico dovrebbe perchè forse non è così, non mi sento più buono, io lo sono sempre (vi vedo laggiù… smettetela di ridere).
A testimonianza della mia bontà non dirò – come da contratto per questa serie di post – dire il titolo del romanzo che andrò ad analizzare, ma, credetemi, lo vorrei tanto.
La festività più prossima è San Silvestro e con questo articolo spererei di buttarmi alle spalle certe brutture acclamate come casi letterari e credere che il 2013 sarà foriero di narrativa di qualità.
Passiamo all’analisi.

Anno del Signore 1205. Mercoledì delle Ceneri.
Folate di vento gelido sferzavano l’abbazia di San Michele della Chiusa, insinuando fra le sue mura un odore di resina e di foglie
secche, e annunciando(1) l’arrivo di una bufera.
La funzione vespertina non era ancora conclusa quando padre Vivïen de Narbonne decise di uscire(2) dal monastero. Irritato dalle
effusioni(3) di incenso e dal palpitare delle candele, varcò il portale d’ingresso e passeggiò per la corte innevata. Davanti ai suoi occhi, il crepuscolo soffocava gli ultimi spicchi di luce diurna.
Un’improvvisa raffica di vento lo investì, suscitandogli un brivido a fior di pelle. Il monaco si strinse nella tonaca e increspò la fronte, come avesse ricevuto un’ingiuria(4). La sensazione di disagio che lo accompagnava dal risveglio non accennava ad abbandonarlo, anzi, si era inasprita durante il corso della giornata.
Persuaso a mitigare l’inquietudine con un po’ di riposo, deviò il cammino verso il chiostro, ne attraversò il colonnato e penetrò
nell’imponente dormitorio. Fu accolto dal chiarore giallognolo delle fiaccole e da una successione di vani angusti, a dir poco soffocanti.(5)

1) Questa frase, con tanto parentetico finale si regge su due gerundi che distorcono il ritmo e il suono. Dice quello che voleva dire? Può darsi, ma poteva essere scritta con una consecutio migliore? Certamente.
2) Dilettantismo. Non si “decide” una cosa se poi la si fa. Si fa e basta. Uscì dal monastero.
3) Questa scelta mi perplime. Grammaticalmente è giusto, non dico di no, però ho come la sensazione fastidiosa che si poteva scegliere un sostantivo meno equivoco.
4) Era necessaria la metafora?
5) Il dormitorio è imponente, ma i vani al suo interno sono angusti e soffocanti. C’è qualcosa in questo accenno sull’architettura che non mi convince del tutto.

Il messaggio era breve e spaventoso.(6)
Vivïen de Narbonne,
colpevole di negromanzia.
Sentenza emessa
dal Tribunale Segreto della Saint-Vehme.
Ordine dei Franchi-Giudici.(7)
Vivïen cadde in ginocchio, atterrito. La Saint-Vehme? I Veggenti? Come avevano fatto a scovarlo in quel rifugio arroccato sulle Alpi?
Dopo anni di fuga pensava ormai d’essere al sicuro, d’aver fatto perdere le proprie tracce. Invece no. L’avevano ritrovato!(8)
Si alzò sulle gambe tremanti, intorpidito dalla paura. Spalancò la porta della cella, raccolse pochi oggetti alla rinfusa e si diresse
spedito verso le stalle, coprendosi con un mantello pesante. All’improvviso i corridoi di pietra parvero restringersi, e infondergli
la paura per gli spazi chiusi(9).
Uscito dal dormitorio, si accorse che l’aria era divenuta più fredda. Il vento ululava, flagellando le nubi e le fronde scheletriche degli alberi. I confratelli indugiavano dentro il monastero, avvolti dal tepore sacrale della navata maggiore.(10)

6)Chissà se il messaggio è davvero breve e spaventoso…
7)Sì. Lo è. Cavolo che thriller!
8)E come aveva fatto l’autore a ficcare un inforigurgito così molesto in poche righe? Con una serie di domande retoriche, forse?
9)Eh sì perchè prima erano così ampi e spaziosi… già prima che vi entrasse il monaco era attanagliato da una sensazione claustrofobica dovuta agli spazi labirintici e angusti…
10) Stacco dal punto di vista del monaco all’interno del monastero, carrellata sui confratelli. Questo salto è fastidioso, a me, sinceramente, dei confratelli al caldo (che roba è il tepore sacrale?!) frega ben poco.

Grossi fiocchi di nevischio (11) iniziarono a cadergli sulle spalle, inzuppando il tessuto lanoso (12) dell’abito. A farlo tremare, tuttavia, erano i pensieri. Si aspettava un agguato da un momento all’altro.
Giunto che fu (13) presso il varco delle mura, gli andò incontro un monaco infagottato in una tonaca. Era padre Geraldo da Pinerolo,
il cellario. Tirò indietro il cappuccio, scoprendo una lunga barba corvina e uno sguardo attonito. «Dove vai fratello?», gli domandò.
«Rientra, prima che si scateni la bufera» (14).
Vivïen non rispose e proseguì verso l’uscita, pregando di essere ancora in tempo per la fuga… Ma al varco l’attendeva un carro trainato da due cavalli neri come la notte, con un solo uomo seduto alla serpa, un emissario di morte (15). Il fuggitivo passò oltre, fingendo indifferenza. Tenne il viso nascosto sotto il cappuccio, attento a non incrociare lo sguardo del cocchiere.
Geraldo invece si avvicinò allo sconosciuto e lo osservò (16): era un tipo imponente, indossava un ampio cappello e un mantello nero.
Nulla di particolare, a prima vista, ma quando lo guardò in faccia non poté più levargli gli occhi di dosso: il volto di quell’uomo aveva il colore del sangue ed era increspato da un ghigno infernale.
«Il diavolo!», esclamò il cellario, arretrando. (17)
Nel frattempo (18) Vivïen aveva spronato il cavallo e si era lanciato al galoppo lungo il pendio, in direzione della Val di Susa. Avrebbe voluto fuggire il più in fretta possibile, ma la neve(19), mescolata al fango, rendeva il sentiero impraticabile e lo costringeva a procedere con cautela.
L’oscuro cocchiere riconobbe il fuggiasco(20), e a quel punto aizzò i cavalli e lanciò il carro all’inseguimento. «Vivïen de Narbonne,
fermatevi!», urlò con rabbia. «Non potete nascondervi in eterno alla Saint-Vehme!».
Vivïen non si voltò neppure, la mente allucinata da una vertigine di pensieri. Udiva dietro di sé il rollare del cocchio, sempre più vicino (21). Lo stava raggiungendo! (22) Come poteva essere tanto veloce lungo un sentiero così accidentato? Quelli non erano cavalli, erano demoni dell’inferno!
Le parole dell’inseguitore non lasciavano dubbi, doveva trattarsi di un emissario dei Franchi-Giudici. I Veggenti volevano il Libro! (23)
Sarebbero stati disposti a tutto per ottenerlo. L’avrebbero torturato fino a renderlo folle pur di sapere, pur di imparare come attingere alla sapienza degli angeli. Meglio la morte! (24)
Con le lacrime agli occhi, il fuggitivo strinse le briglie e incitò il palafreno a correre più svelto. Ma il cavallo si accostò troppo al ciglio del burrone. Il terreno, reso molle dal nevischio e dal fango, franò sotto il peso degli zoccoli.
L’animale scivolò e Vivïen con lui, precipitando entrambi(25) sul fianco della montagna. Le grida del monaco, confuse ai nitriti,
echeggiarono nella caduta fino a perdersi nel mugghio della bufera.
Il carro si fermò. L’oscuro cocchiere scese a terra e scrutò l’abisso.
“Ora l’unico a sapere è Ignazio da Toledo”, pensò. “Bisogna trovarlo”. (26)
Portò la mano destra al volto, toccando una superficie troppo fredda e dura per appartenere a lineamenti umani.(27) Con un gesto
quasi riluttante, strinse la presa sulle gote e rimosse la Maschera Rossa che nascondeva la sua vera faccia.

11) Sia a metereologicamente che grammaticalmente, il nevischio è per definizione composto da frammenti di fiocchi di neve, o neve minutissima mista a pioggia. Quindi, i grossi fiocchi non sono nevischio, è neve, punto e basta. E teniamo bene a mente che iniziano a cadere ora i grossi fiocchi.
12) Che tessuto è un tessuto lanoso? O è lana o non lo è. Il frate indossa acrilico? Poliestere?
13) Arcaismo semplicemente cacofonico. E pure forzato, perchè il resto della prosa non è così arcaica e/o aulica, è piuttosto moderna. Quindi questa espressione è stonata.
14) Eh sì che fino ad ora il vento gelido che sferzava nubi e alberi, il nevischio e il freddo polare non suonavano affatto come una bufera… brezza primaverile?
15) Evidentemente aveva un cartello sulla schiena appiccicatogli da qualche monaco burlone che diceva “Sono un emissario di morte”
16) Cambio di POV fastidiosissimo.
17) Povero Geraldo chissà quanti bicchierini di Barolo si sarà scolato per il freddo da non essere in grado di distinguere una maschera da un vero volto!
18) Nel fra’ ttempo… il famoso monaco dei dilettantismi di serie B…
19)Ricordate il nevischio che iniziava a scendere? Ecco ha già fatto presa e si è mescolato al fango nell’arco di mezzo minuto.
20) Altro fastidiosissimo salto di POV.
21) Niente di più facile che sentire il rollare di un cocchio e la voce di un uomo con una maschera tra le urla del vento, la strada che sdrucciola sotto gli zoccoli del proprio cavallo, il cappuccio calato sulle orecchie e il terrore nelle viscere…
22)Della serie “inserire grido del lettore qui”.
23) I veggenti sono sicuri che il libro ce l’abbia lui quindi? Ma quale libro poi? Che veggenti scarsi…
24) Inserire musica si suspanse qui…
25) Il gerundio è tuo nemico, altro che demoni in carrozza!
26) Ma quindi lui lo sapeva che il libro non ce l’aveva il monaco? Doveva ucciderlo e basta? Ah già, è vero, è un emissario di morte. Che thriller!
27) toh… Salve! Il narratore onniscente, anche lei qui?

Nota finale
Tutto sommato questo prologo – nel suo NON essere affatto innovativo nè stupefacente per idee – potrebbe anche funzionare, ma è scritto in modo banale e scontato, condito con qualche ingenuità e anonimo dal punto di vista stilistico. Inoltre, peggiora il tutto una costante insistenza nel mettere elementi (Punti esclamativi, cliffanger banali, puntini di sospensione, frasi ad effetto) che dovrebbero generare suspanse senza effettivamente sforzarsi a creare un’atmosfera di tensione. Il conflitto del personaggio si perde nelle domande retoriche con le quali martella il lettore senza sosta, le descrizioni dell’ambientazione sono quantomeno stereotipate e il tutto risulta finto, costruito, senza una vera logica, come fosse il set di una fiction televisiva e non una scena di vita pulsante.
Non importa quanto fascette e stampa prezzolata predichino il successo e la bellezza di questo thriller, a me, non conquista per nulla. Passo decisamente oltre, di roba scritta meglio e con qualche idea in più le librerie sono piene. Cercate meglio, magari a cominciare dall’anno prossimo!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...