On Writing 2×01

Di post sulla scrittura ce ne sono fin troppi in giro e sono pochi quelli che danno consigli seri e utili. Nella seconda stagione di questa serie web segnalerò gli articoli che ho trovato più interessanti in giro per la rete, citando accuratamente la fonte. Il primo è un articolo chiamato “Appunti di Editing” sul celeberrimo blog Gamberi Fantasy.
Vi rimando alla consultazione integrale dell’articolo che affronta in modo esaustivo molti appunti di editing validissimi, dall’uso delle “d” eufoniche alle idee di un romanzo. Quoto solo alcune osservazioni che spesso non si fannno su un testo perchè “è il suo stile” ma che invece sarebbe sempre il caso di tenere presente.

 Non scrivete paragrafi troppo lunghi. Se vedete che cominciano a occupare mezza pagina, spezzateli. Trovarsi di fronte a un “muro di testo” invoglia pochissimo a leggere. Inoltre un “muro di testo” comunica al lettore che forse non avete le idee chiare; dà l’impressione che l’intera storia sia un unico paciugo di parole, senza una chiara concatenazione di eventi.
In particolare attenzione alla lunghezza delle battute nei dialoghi: quando scrivete che un personaggio parla, il lettore se lo immagina; se il personaggio va avanti e avanti e avanti e avanti a cianciare senza pause diviene una situazione inverosimile, nessuno ha tutto quel fiato!

Inutile dire che approvo. I muri di testo sono in primis antiestetici e il colpo d’occhio su una pagina viene prima dell’effettiva lettura. Se sono stanco e voglio arrivare alla fine del capitolo, 3 pagine di scrittura fitta fitta mi invogliano a chiudere il romanzo e a tentare la scalata in un secondo momento.

 A proposito di ripetizioni: non sono il male. Qual è il problema delle ripetizioni? È che quando si ripete la stessa parola (o parole dal suono simile) troppe volte in poco spazio si attira l’attenzione su quella parola, ovvero il lettore è distratto dalla storia perché infastidito da una imperfezione nello stile. Ma non succede così spesso: tante volte le ripetizioni sono naturali e non creano problemi, viceversa usare sinonimi a tutti i costi può infastidire di più. Classico esempio:

Michele timbrò il biglietto del tram, Anna timbrò il suo.

Non credo che nessuno abbia “fastidio” con una frase del genere. Ma se scrivo:

Michele timbrò il biglietto del tram, Anna obliterò il suo.

Il bruttissimo sinonimo è un pugno nell’occhio. Così come se scrivo:

Michele timbrò il biglietto del tram, Anna compì lo stesso gesto.

costringo il lettore a un lavoro in più per sostituire lui, nella sua mente, “compì lo stesso gesto” con “timbrò”.
Se potete eliminare le ripetizioni non volute senza danno fatelo pure, ma attenzione che la cura non sia peggiore del male – tante volte lo è.

Anche qui ho poco da dire. Le ripetizioni non sono il diavolo. Una ripetizione influenza il suono della frase e il ritmo. E’ sempre meglio una melodia a una cantilena, e in narrativa si tende a evitare rime e filastrocche. Per cui se siete incerti su una ripetizione leggete la frase ad alta voce: se suona male, trovate un sinonimo (ma un bel sinonimo) o girate la frase, se non vi fa nessun effetto, lasciate la ripetizione.

 Ho notato spesso che le descrizioni non sono coerenti con il punto di vista. In particolare vedo difficoltà nel descrivere quando il personaggio punto di vista conosce bene l’ambiente. Mettiamo che il punto di vista sia della principessina Anna. Se io scrivo:

Anna entrò nella sua stanza. Alle pareti erano appesi i poster di Sir Goffredo, cacciatore di draghi, e della strega Ermenegilda. Il letto a baldacchino occupava la parete opposta alla porta. Sul lenzuolo rosa erano poggiati una mezza dozzina di cuscini. Il comodino era di mogano con intarsi d’oro; sul ripiano di cristallo erano impilati libri di cucina e romanzi di avventura. Tendine a fiorellini erano tirate davanti alla finestra.

sbaglio? Be’, la descrizione è un po’ statica e a tratti generica, ma non è quello l’errore, l’errore è che Anna conosce la propria stanza a menadito e non si soffermerebbe mai a rilevare questi particolari. Li vede tutti i giorni magari da anni, non li nota più. Scrivendo in questo modo si esce dalla testa di Anna e se il lettore era comodo nel cranio della principessina proverà fastidio.

Come si può fare per mantenere la descrizione (perché magari ha importanza più avanti nella storia)? Le soluzioni sono due. O si cambia punto di vista – per esempio prendendo quello di Michele, amico di Anna che però non è mai stato nella camera di lei – oppure bisogna essere un attimo furbi. Una soluzione è far interagire il personaggio con l’ambiente, così si descrive senza che sembri innaturale:

Anna entrò nella sua stanza. Srotolò il poster di Sir Goffredo che teneva sottobraccio e lo appese alla parete con lo scotch, accanto a quello della strega Ermenegilda. Arretrò di un passo per controllare che fosse dritto. Il vento spalancò la finestra, gonfiò le tendine a fiorellini e strappò via il poster. Anna si lanciò per afferrarlo e finì sui cuscini ammucchiati sul letto. Il poster cadde sul ripiano di cristallo del comodino, tra la pila dei libri di cucina e quella dei romanzi di avventura.

Sono la prima ad ammettere che non sia un granché, perché ho voluto inserire quanti più particolari possibile e la situazione risulta artefatta, tuttavia il principio è quello. Anna che entra nella sua stanza per la milionesima volta e nota i poster è inverosimile; Anna che appende un nuovo poster accanto a uno vecchio e cita entrambi è credibile.

Questa è una sottigliezza ma è bene tenerla presente. La tanto decantata sospensione dell’incredulità si regge su pilastri sottilissimi fatti di mattoncini lego. Tutti questi mattoncini sono le accortezze che bisogna avere per mantenere l’illusione dell’universo parallelo nel quale vogliamo attirare il lettore. Mi rendo conto che a volte descrivere un ambiente è importante ai fini della trama e non si hanno altre occasioni per farlo se non quelle in cui il personaggio entra nella sua stanza, ma come ha detto Gamberetta, basta un pizzico di furbizia e l’ostacolo è aggirato.

Di nuovo vi rimando all’articolo integrale, io qui ho riportato poco più che un trailer. Ci sono altri articoli interessanti sul blog, fateci un giro.

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