Piccolo Mondo 1×06: Io Scrivo

Ne hanno parlato in tanti ed è un fenomeno che va sempre di più diffondendosi, enfatizzato da queste storielle fiabesche secondo le quali una reietta piena di talento, non trovando udienza da una casa editrice, si è autopubblicata e ha finito per vendere milioni di copie. L’ho sentito dire anche di “50 sfumature di grigio” nata come una fan-fiction su Twilight e che poi è diventato un inspiegabile caso letterario. In realtà neanche io me lo spiego, ma da tempo immemore ho rinunciato a interrogarmi sui casi letterari, credo sia una di quelle magie imperscrutabili che riescono una volta ogni tanto e che non hanno una formula a cui risalire, come il piatto che cucini per la prima volta senza seguire la ricetta di mamma e ti viene buonissimo. Peccato che poi quel cibo così delizioso si rivela essere supercalorico, poco digeribile e soprattutto molto poco sano (ovvero il contrario della ricetta della mamma).
In ogni caso, non scrivo questo post per parlare di “50 sfumature di grigio” ma per dire la mia sull’autopubblicazione.

Ho sentito parlare tanto di questo fenomeno. Esisteva già anni fa con Lulu o ilmiolibro, e già allora non mi aveva per niente affascinato. Certo, se l’alternativa per un giovane aspirante scrittore deve essere l’editoria a pagamento, ben venga Amazon Books, almeno non ci guadagnano pseudo imprenditori senza scrupoli e soprattutto la distribuzione degli e-books è infinitamente più elevata di quella che possono darti gli editori a pagamento.
La mia perplessità è quella che affligge anche scrittori navigati e cioè: se ti autopubblichi perchè nessun editore ti ha selezionato, non è che forse non sei in grado di sottoporre il tuo testo a una seria autocritica? Non discuto sul fatto che ci siano editori incompetenti e in libreria si trovino romanzi che non legge nessuno, ma non ci sono solo quelli giusto? Qualcuno ha pubblicato qualcosa di valido. Ci sono gli incompetenti ma ci sono anche molte figure competenti nell’editoria: possibile che nessuno abbia potuto apprezzare la genialità dei nostri scritti?
Altamente improbabile.

Ecco il danno dell’autopubblicazione: chiude l’aspirante scrittore in una specie di Vergine di Norimberga dell’editoria: nessuno può rifiutarti o farti del male dall’esterno, ma dentro, la tua essenza muore a poco a poco. Perchè tutti abbiamo delle idee, e sono anche convinto che tutti abbiamo una certa forma di talento o una storia da raccontare, ma, come ho detto anche in altre circostanze, scrittori non si nasce, si diventa. Leggevo su un manuale una frase molto chiara: tutti siamo in grado di sapere come è fatta una sedia. Potremmo, con gli strumenti giusti e i materiali, anche riprodurla, ma senza aver appreso il mestiere del falegname o del design industriale difficilmente la sedia sarà funzionale come dovrebbe e, ancor più improbabile, che questa risulti vendibile.
Scrivere non è più solo una questione di creare, è soprattutto una questione di limare, perfezionare, ragionare e alla fine vendere.

Sbaglia chi crede che “vendere” sia un dovere dell’editore. Un buon prodotto deve essere vendibile già dalla prima riga. La promozione è un orpello successivo, a volte inutile quando si parla di un prodotto davvero buono. Per cui analizzare il mercato, trovare la propria dimensione e dare forma alle proprie idee nel modo in cui tutti siano in grado di apprezzarle è un’operazione che prima di tutto gli scrittori devono fare oggigiorno.
Ma c’è anche chi sostiene che l’autopubblicazione non impigrisca gli aspiranti, anzi li motivi a farsi conoscere, a pubblicizzarsi a distribuirsi. Ma io mi chiedo: ha senso pubblicizzarsi un romanzo orribile? La questione non è affatto opposta. Chi dice che un libro va scritto con tutti i crismi necessari non contraddice il fatto che poi vada pubblicizzato o promosso nei vari canali di distribuzione. Posso passare ore a confezionare un regalo, metterci una carta costosa, un nastro eleborato tempestato di pietre preziose, metterci un bigliettino super carino con un bambino in un vaso di fiori, perfino riempire il nodo centrale di chincaglierie sbrilluccicose: ma a che serve se poi la scatola è vuota o peggio, contiene una cacca di cane o il DVD che mi hanno già regalato in sei?

Oggigiorno anche gli editori pubblicano ebook, quindi se uno di questi editori ti rifiuta il manoscritto vuol dire che il tuo testo non è buono nè per la carta nè per i pixel. Ha senso pubblicarselo da soli?

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