Authoranalisys 1×03

Come annunciato nel precedente post di questa serie, stavolta non parlerò della prima stesura delle Magie di Omnia, ho scelto di prendere qualcosa di pubblicato che mi ha fatto più che storcere il naso.
Siccome questo post non è una recensione, ma un esperimento di editing, non è necessario che io dica l’autore e il titolo del libro. Analizzerò semplicemente le prime due pagine del romanzo, cercando secondo il mio metro di giudizio e la mia esperienza, di riportare quelli che secondo me sono scivoloni che in un libro pubblicato non dovrebbero apparire.
Di sicuro tornerò ad analizzare i miei scritti, ma per adesso mi prendo una pausa di consolazione.

Era ormai scesa la notte.(1)
Le ultime pennellate rosse del tramonto stavano cedendo il passo alle tenebre, mentre le stelle già punteggiavano l’immensità della volta celeste.(2) La luna illuminava con luce argentea i contrafforti della Catena Divisoria, (3) la più vasta, smisurata e imponente fra le catene montuose.
Il silenzio della sera avvolgeva la vastità di quei monti maestosi, che ben pochi eguali avevano al mondo.(4) Era una lunghissima cordigliera che tagliava Valdar da nord a sud, partendo dal golfo del Balthis, ghiacciato otto mesi all’anno, per arrivare al Sud estremo, ai confini con le terre del Warantu e delle sue sconfinate giungle pluviali.
La Catena Divisoria separava il continente in due tronconi: l’Ovest e l’Est.(5) Una divisione che andava ben oltre quella geografica. Erano due mondi diversi in tutto e per tutto. Diversi per abitanti, cultura, credenze. Diversi e spesso opposti, lacerati da un’ostilità infinita che aveva scosso Valdar per tutta la sua travagliata storia.(6)

Caledon Vrinn stava pensando all’Ovest e all’Est e alla divisione dei popoli, mentre camminava sullo stretto sentiero montano che si inerpicava lungo le pendici del monte. Si domandava se la lunga discordia fosse dovuta all’imponenza di quelle montagne (7) o se, invece, la loro presenza non fosse una benedizione, poiché teneva separate due realtà tanto ostili fra loro. E teneva a bada le armi. (8)

Erano pensieri assai strani per qualcuno che camminasse nel buio della notte su per un sentiero stretto e ripidissimo, con un precipizio a strapiombo sull’infinito da un lato e, dall’altro, ripide rocce che salivano verso l’alto.(9)
Un sentiero sdrucciolevole e difficile da percorrere sotto la luce del sole, figurarsi nell’ombra. Chiunque avrebbe dato
del pazzo a Caledon e all’altro viandante che lo precedeva, come lui avvolto in un pesante mantello di lana grezza e come lui con passo spedito, incurante delle tenebre notturne.
In realtà Caledon non correva alcun pericolo, così come non ne correva il secondo viandante, che altri non era che suo padre, il leggendario Findal Vrinn, il Guardiano.
Perché Caledon e Findal erano Elfi o, per meglio dire, Mezzelfi. E gli occhi di un Elfo vedono di notte come quelli di un uomo durante il giorno, anzi molto meglio, e ciò consentiva loro di marciare sicuri.
E di pensare. (10)

Caledon pensava alle battaglie combattute sugli impervi passi di quei monti; pensava alle infinite lotte che avevano separato le razze di Valdar: Elfi e Nani, Coboldi e Goblin, Umani e Gyksh, e alle ragioni di quelle differenze che la Catena Divisoria continuava a rimarcare. (11)
Chissà se le montagne percepivano l’affannarsi di tutte le piccole, insignificanti creature che strisciavano e morivano a ridosso dei loro corpi ancestrali. E chissà se si accorgevano, proprio in quel momento, di lui e del padre che marciavano soli in quella vastità.
Semplice, Caledon, si disse, a loro non importa un bel niente. Né di te, né di tutti gli altri folli che popolano questo
folle mondo. Alle montagne non importa niente di niente, hanno cose ben più importanti a cui pensare
(12)

(1) “Ormai scesa la notte” non ha senso, perchè “ormai” è un avverbio di tempo che indica un’azione in relazione a un’altra accaduta in precedenza. Ma siccome siamo nella prima riga del romanzo – ovvero la storia inizia qui e ora – non c’è bisogno di rimandare a un tempo antecedente a questo momento, in particolar modo a un avvenimento così poco intrigante come il susseguirsi del giorno con la notte.
(2) Qui c’è un caos atmosferico fastidioso (e siamo alla seconda riga, cosa poco furba). La situazione è la seguente: è notta, ma c’è ancora il tramonto, però brillano le stelle e anche la luna argentea che illumina la montagna. Non so voi, ma io non riesco proprio a immaginarmelo.
(3) Sinceramente avrei cercato un nome meno banale di Catena Divisoria per una catena montuosa che divide il reame in due parti.
(4) La Catena Divisoria è la più imponente e maestosa del Regno e la riga dopo spuntano altre eguali, poche, ma ci sono. Contraddittorio?
(5) Questa è affermazione è quantomeno ingenua: se una catena di montagne taglia un territorio da nord a sud è ovvio che lo divida in est e ovest.
(6) Troppo generico. Soprattutto per un’ambientazione fantasy. O nomini dei conflitti rendendoli reali, ma una frase del genere vuol dire tutto e niente.
(7) Difficile immaginare che due popoli litighino fra loro per l’imponenza delle montagne. Che conflitto è? E chi vince che fa? Butta giù le montagne?
(8) Perchè mai una montagna maestosa dovrebbe tenere a bada le armi? Annibale avrebbe qualcosa da dire in merito a spedizioni armate condotti attraverso valichi impervi.
(9) Perchè sono pensieri strani? Tutti mentre camminiamo in silenzio siamo pensierosi e non credo che ci sia un pensiero strano che risulterebbe inadatto a questa situazione, tantomeno una riflessione così astratta.
(10) Capisco quello che l’autore volesse dire ma messo così sembra che la vista notturna permetta anche di pensare, solo che anche un cieco potrebbe pensare in quella situazione.
(11) Poche righe sopra l’autore ha detto che la montagna teneva a bada le armi.
(12) A cosa? Quali intricati potranno mai avere delle montagne?

A parte note di editing – opinabili, ci mancherebbe – a un’analisi macroscopica l’incipit in questione è debole. Non accade niente di intrigante, non un singolo accenno a un’azione che possa tenere incollati. Supposizioni su montagne e conflitti tra popoli non sono sufficienti a suscitare tensione, tantomeno due elfi che percorrono un impervio sentiero in una notte di tramonto, stelle, luna e tenebre. Interi manuali, articoli, lezioni e nozioni, predicano l’importanza dell’incipit, è inutile ribadirla. Se vogliamo che il lettore rimanga incollato, è necessario giocarsi la mano vincente al primo giro, perchè il tempo è denaro e se non convinciamo il lettore a spenderne un po’ per il nostro libro da subito, potremmo non avere una seconda occasione. Nel mio caso, questo libro ha perso la partita, perchè io l’ho tirato giù dallo scaffale, letto le prime dieci righe e rimesso al suo posto.

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