Blog Amarcord 1×05

La mia avventura nell’editoria è stato un percorso difficile e lungo. Per molti non è stato così, hanno avuto la fortuna di essere pubblicati al primo o al secondo invio a un editore. Autori forse più bravi di me, chissà, sta’ di fatto che rileggendo i miei vecchi post alla ricerca di articoli per questa serie web non posso fare a meno di sentirmi sempre un po’ amareggiato ogni volta. Mi spiace per me stesso, per averci così tanto sofferto, investito emotivamente, aver confidato troppo nelle persone sbagliate, aver creduto ai nì come se fossero stati sì, perfino aver appeso tutte le lettere di rifiuto alla parete costringendomi a guardarle ogni giorno senza vederle davvero.
Un esempio di quanto sia stato doloroso affrontare questo percorso è questo post del 26 Aprile 2008, intitolato a che punto siamo

Questo blog è nato per raccontare il battito di una fotografia. Per fermare le emozioni che si accavallano nel cuore e nella mente di una persona in attesa: me. Per essere precisi, dovrei raccontare la “via libris” del romanzo, ma più vado avanti con questa avventura e più mi rendo conto che non esitono queste due entità separate, io sono il romanzo e il romanzo è me. E’ stato un parallelismo folgorante che mi ha colpito la prima mattina calda di questo aprile un po’ marzolino.

Il romanzo è in attesa e la mia vita è in attesa. Le risposte che attendo, le speranze che nutro, le quasi decisioni prese sono il simulacro di un futuro che non vuole visualizzarsi.

Si arriva a un certo punto della propria vita in cui si deve crescere. Lo si fa in tanti modi e in svariate razioni nell’arco della propria esistenza, ma come in ogni buon film che si rispetti, c’è un punto di svolta. Credo di aver dimostrato di saperlo affrontare, attendo solo che me ne sia data la possibilità, magari con un colpo di scena degno di tale nome.

Una mia amica mi disse “Tu vivi come se ogni giorno fosse l’ultimo”. E’ così, probabilmente. Non voglio avere rimpianti e se domani non dovessi esserci più vorrei che le persone si ricordassero di me per le cose buone che ho fatto e vorrei andarmene con al consapevolezza di ciò che ero e di quanto valgo.

Ho fatto una scelta decidendo di riprendere un sogno sepolto sotto i mattoni delle strade che ho percorso per arrivare fin qui. La grafica, il cinema, il blockbuster e la l’immagine televisiva, tutti “percorsi alternativi” per i quali ho dato il massimo e nei quali posso dirmi riuscito grazie alle soddisfazioni che nmi hanno dato.
Adesso attendo che la scelta, più o meno definitiva di dare nuova forma alle mie idee e alla mia creatività mi sia confermata, che il tempo, le energie, i soldi che ho speso in questo tangibile vaneggiamento che è la scrittura, non sia stato uno dannato spreco di tempo. Un rimpianto, “i veri acciacchi dell’età” e le cose che non scriveresti mai nel tuo memoriale.

Questo post ha preso una piega un po’ lugubre, cosa che scarsamente mi appartiene. Il fatto è che la mia kriptonite non sono le brutte notizie o le cose che vanno storte, perchè so come risollevarmi, so come affrontare la realtà. Il mio tallone d’achille è l’attesa, il nulla, l’ignoto, il baratro, la nebbia. Paradossalmente ho scelto un settore dove le attese sono il lastricato della strada, le colonne del portico.
Che sia questo il primo segnale di errore?

Devo ammettere che rileggere questo post, oltre all’amarezza, mi ha reso abbastanza fiero di me stesso, trovo che sia ben scritto e che le metafore siano vivide e credibili (anche se un po’ melodrammatiche).
Oggi non devo più provare queste sensazioni, per fortuna, ho tutto quello che sognavo nel 2008, persone che credono e investono in quello che scrivo, che lo pubblicano, che aspettano con ansia di leggere i miei capitoli, scadenze, progetti, contratti. Cose che non avrei neanche immaginato di avere solo quattro anni fa.
Quindi se tutte quelle attese e delusioni mi hanno portato a questo punto probabilmente ne dovrei essere felice, sembrano il giusto prezzo da pagare per raggiungere un obiettivo così importante.
L’amarezza però c’è, perché non è scritto da nessuna parte che per essere felici si debba per forza prima soffrire, ce lo raccontiamo per darci la forza di andare avanti nei momenti bui.
Ogni tanto però vorrei raccogliere la felicità a briciole, tutti giorni una o due, fino ad arrivare a casa.

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2 pensieri su “Blog Amarcord 1×05

  1. Ti capisco benissimo. Ma sappi che sono veramente poche le persone che non hanno sofferto per ottenere qualcosa che per loro aveva grande importanza. E queste poche persone provano meno felicità che noi nel vedere realizzato il loro sogno. Quelli che passano per le scorciatoie non sono da invidiare ma da compatire.

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