Autoranalisys 1×01

Questa serie di post sono martellate in testa. Sulla mia testa. Non so come si svolgeranno o a cosa porteranno. L’idea è di cercare di analizzare la mia scrittura degli inizi e scovare tutte quelle accecanti ingenuità – stilistiche e non – che non sono mai riuscito a vedere. Ci riuscirò?

Il testo che intendo analizzare è Prodigi Elementari ossia la prima versione delle Magie di Omnia che ho fatto girare per un paio d’anni tra gli editori e che non ha mai trovato un riscontro positivo, se non con Gianni La Corte che però mi ha obbligato a riscriverlo da capo. Ma per questa storia vi rimando all’altra serie di post Io e Gianni.

Cominciamo dall’incipit:

Il cortile della Casa del Fanciullo era un luogo senza tempo, dove il bagliore dell’innocenza incontrava l’assopita luce del mattino. Era il posto dove i sogni della notte prima lustravano l’entusiasmo per un nuovo giorno. Solo le tre magnolie non dormivano mai. Dall’alto delle loro fronde lucide, sorvegliavano l’arrivo degli studenti. La prima controllava che i bambini venissero giù cauti dalla discesa ripida, la seconda che nel parcheggio non ci fossero schermaglie tra genitori e la terza teneva d’occhio lo stanco pulmino giallo che arrancava su per la salita di fronte al piazzale.

Il cortile riuniva le strade principali del paese. A Poggio Moiano le vie si inerpicavano tra le case di pietra addossate alla collina, che godeva degli onori concessi dal clima mite dei colli sabini. Lassù, gli inverni non erano quasi mai rigidi. Ogni tanto, però, le sferzate di vento freddo costringevano le madri a chiudere i cappotti dei figli fino all’orlo, a stringere le sciarpe e ad abbassare i cappelli di lana fin sopra gli occhi. Questi goffi pupazzi di piuma d’oca sapevano molto bene cosa significasse un malanno con il Natale alle porte. Ma non rinunciavano e a fare baruffa per un motivo stupido, finendo per fare pace in modo anche più stupido.

«Sta’ più attento, scemo!» sbraitò Cassandra ad un bambino incauto che l’aveva appena urtata.

Mi fermo all’incipit ma sarebbe stato interessante andare oltre. L’inizio è forzatamente poetico e vuoto. Non dice niente e termini come “innocenza” e “assopita” stanno lì solo perchè suonano bene, non perchè significhino effettivamente qualcosa. La metafora delle tre magnolie tutto sommato non è terribile, ma piuttosto inutile. Il tutto voleva essere il classico inizio da commedia per le famiglia, un bel dolly sul paesaggio che si ferma sugli studenti incappottati per il freddo. E’ molto raccontato e poco mostrato e a onor del vero oggi non userei mai un narratore onniscente così finto. Il collegamento poi con la prima battuta è troppo forzato.

Ah… Cassandra… lei è una parte di Viola, quella più scorbutica, ma anche quella più spassosa da scrivere. Avrei voluto pubblicare qualcosa di più, ma andando avanti il romanzo mi è tornato in mente e con esso l’imbarazzo per il suo contenuto. Le sei bambine erano poco più che macchiette e narrativamente mi risulta tutto molto macchinoso, si sente che tutto serve per andare a parare da qualche parte. Nel prossimo episodio magari potrei riportare il capitolo su Alfa e Omega. Molte delle cose che ci avevo messo sono finite anche nella versione definitiva, ma altre, per fortuna, no.

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