Ogni tanto, un respiro


Qualche volta, tra una boccata di smog e una di fumo passivo o mentre annaspi in un web di aria fritta o fin troppo rarefatta, capita di respirare un po’ d’aria fresca. E’ il caso di Francesca Angelinelli, una scrittrice di talento, che ha messo questo dono al servizio di una recensione sul romanzo. Ho sempre detestato gli scrittori che si auto-incensano, quelli che mettono in bella mostra le recensioni positive. Non a caso riporto con precisione le critiche negative e quelle così così. Questo feed-back però voglio condividerlo. Biasimatemi pure.

Premesso che a me è piaciuto tanto perché questo libro è pieno di trovate brillanti e originali, penso però che debba essere considerato una… occasione zero (per citare un’espressione usata nel libro). È un romanzo d’esordio e, come spesso accade, ha in sé ancora qualche ingenuità. Ad esempio, in alcuni passaggi è un po’ detto e tende a dare molte spiegazioni che spezzano la narrazione, specie nella primissima parte del testo. Superati i primi tre capitoli, in cui l’autore ha affrontato la necessità di dare alcune coordinate al lettore, questo libro però decolla e non crolla mai.
Quello che mi ha colpito in modo particolare è l’uso di una scrittura fresca, di un divertente rovesciamento dei ruoli, di una costruzione di “universi” assolutamente originale e di trovate che sono sia messe in scena nella storia sia riguardanti il vocabolario. Ho ritrovato ne Le Magie di Omnia tutti quei pregi che spesso vengono citati riguardo la scrittura della Rowling proprio nell’uso e nell’invenzione di vocaboli che vivono all’interno del romanzo, quella stessa capacità di giocare con le parole che rende il testo vivo e frizzante.
Oltre a ciò, questo libro è spiazzante, avvincente e divertente. Ed è questo che lo rende interessante, ma bisogna dare fiducia all’autore, bisogna proprio mettersi nella condizione mentale di chi vuole essere trascinato in un sogno fantastico. Che poi è la premessa stessa del romanzo, chiarissima dal capitolo uno, ma anche dalla copertina che cita se stessa con un intrigante gioco “di specchi” per cui… alla fine sei tu il personaggio nel momento in cu tieni in mano il libro?
Ecco, io credo che questo libro si basi proprio su questo: sull’idea che il lettore deve essere totalmente coinvolto nella storia, deve fare parte dell’avventura stessa. E penso che, nonostante le ingenuità della scrittura (tutta roba superabile, comunque), ci riesca benissimo! Questo a mio parere perché parte da due presupposti intrigantissimi: il primo è una specie di inversione del punto di vista classico della narrativa fantasy e la seconda è quello spirito giocoso da “facciamo finta che…” che coinvolge grandi e bambini.
Cosa voglio dire? Che questa storia poteva essere raccontata anche in un altro modo ed essere in realtà abbastanza classica: due coppie di bambini che si scoprono speciali, la cui missione è salvare i mondi cui appartengono contro un “oscuro signore”. Ma fin dall’inizio, e con una serie di trovate geniali, non ultima quella di mettersi in gioco in prima persona, l’autore scombina le carte e fa in modo che il lettore non possa mai sapere come andrà avanti la storia, anche se in realtà sta leggendo un’avventura che si basa su presupposti che gli sono noti. Gioca coi ruoli. E pone al centro dell’azione… il cattivo, l’antagonista, l’oscuro signore. E, non contento, gli dona un’arma che lo rende un passo avanti agli eroi designati. Con questi presupposti è praticamente impossibile annoiarsi! Capire come procederà l’autore non è cosa semplice ed è uno degli elementi che coinvolge il lettore fino a fargli divorare questa avventura. Una serie di idee secondo me ottime e meravigliosamente usate e che fanno in modo che questo sia un libro con un’altra caratteristica importante, ovvero che più di molti altri diventi una lettura trasversale capace di appassionare lettori di età differenti. Proprio perché ha in sé diversi livelli di lettura e di interpretazione. In un momento in cui si parla tanto di crossover/young adults e declinazioni varie, in cui l’industria editoriale, come se vendesse merendine, punta su un pubblico sempre più giovane, questo romanzo è riuscito a convincermi anche perché la sua capacità di rivolgersi a sensibilità diverse. C’è spazio sia per l’adulto che per il bambino, entrambi coinvolti con rispetto nell’avventura.
Credo davvero che questa sia per Fabio una occasione zero di altissimo livello e che abbia già messo in luce diversi pregi non solo della sua creatività e del sua scrittura, ma anche della sua consapevolezza come autore. Conoscere ciò che si sta andando a scrivere per poterne giocare e farne materia nuova e malleabile è qualcosa di molto importante per costruire un percorso in salita.
Quindi… ottimo libro, grandissimo autore! Assolutamente da tenere d’occhio!

Beh.. che dire? Grazie Fra.

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