Fiero del libro

Stancante. L’esperienza del Salone del Libro di Torino è un tour de force da fare col sorriso, perché è il giusto ambiente per uno scrittore in erba, per imparare qualcosa in più sugli scrittori e sull’editoria.

Iniziata con un viaggio estenuante alle sei di mattina per arrivare a Torino Lingotto alle 10, tutto parte con l’ingresso, preferenziale e ridotto, se esibisci una copia del tuo libro. A dire il vero mi ha imbarazzato un po’ mostrare la mia copia, lisa dal troppo viaggiare e sfogliare e per di più scarabocchiata. La prima cosa che incontri entrando è il caos. Gente che si sparge in tutte le direzioni, indaffarati, rilassati, con un panino alla porchetta in mano (la porchetta a Torino???), in giacca e cravatta, punk, qualche cosplay, tante bimbominkia della Moccia-generation e soprattutto tanti libri. Pile e pile di tomi e mini-tomi delle più svariate edizioni e fogge. Presentazioni e conferenze in ogni angolo, plasma, telecamere, microfoni tra gente eccitata seppellita da gadget e volantini.
Io sono stato allo stand del mio editore La Corte ho firmato qualche copia con la mia fedele penna blu e poi siamo andati alla presentazione. Divertente e movimentata la bottega delle cose preziose da viaggio ha entusiasmato i piccoli presenti che si sono portati a casa il loro filtro d’amore preparato in diretta. La giornata è trascorsa veloce ma estenuante, con un fugace mini-tour tra gli stand e le facce estenuate degli operatori delle case editrici più importanti.

Questo post, alla fine, risulta piuttosto inutile, per cui ne traggo un finale “educativo”, almeno serve a qualcosa. 
Le volti esausti degli operatori come DeAgostini, Mondadori e Co. erano per le continue richieste degli aspiranti autori di cosegnare materiale, avere dritte, indirizzi e numeri. A questo proposito lessi sul Protuario dello Scrittore (se non ricordo male) che è una pessima idea consegnare il manoscritto alle fiere perché nel trambusto dello smontaggio c’è un grande rischio che vadano persi o gettati via. Di contro, in una video intervista, Ghirardi disse che lui aveva consegnato Bryan di Boscoquieto proprio alla fiera del libro. Mi sembra che gli fu risposto di inviarlo in redazione, sta di fatto che trovò riscontro positivo. A questo punto, personalmente, consiglierei di non tormentare gli operatori, fatevi un giro magari, segnatevi i nomi delle case editrici, di quelle che potrebbero pubblicarvi perché hanno prodotti come il vostro esposti. A casa, con calma, chiamate o scrivete una mail, scovate chi valuta gli inediti e spedite a lui. È la via più sicura e meno estenuante.

Detto questo, ho scarpinato per tutti i padiglioni, carico di entusiasmo per lo shopping selvaggio di libri, ma non riuscivo a convincermi su cosa comprare e quanto. Poi una mia amica mi ha detto “io compro solo un libro alla fiera, uno solo e lo scelgo per bene”.
Uno solo, mi sono ripetuto. Geniale!
Così ho selezionato e ora, nella borsa, ho il libro dei miei sogni e aspirazioni più recenti:

Caino, di Josè Saramago

L’unica scelta possibile. E presto mi azzarderò a parlarne.

Dal Salone passo e chiudo.

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