Il blocco dello scrittore

Come avete potuto leggere in uno dei post passati (questo qui) sono stato vittima del blocco dello scrittore. E siccome la scadenza per la consegna era prossima, ho dovuto tentare tutte le strategie che mi venivano in mente per ritrovare quella scintilla che mi facesse tornare la benedetta e luminosissima ispirazione. In questo post vi scriverò i metodi consigliati che ho raccolto e che ho sperimentato inventandomeli di sana pianta. I tentativi, insomma.

Ecco cosa ho tentato:

A) Ho iniziato rileggendo i capitoli che avevo scritto, per riaddentrarmi nella storia, riappropriarmi del mio mondo.

B) Ho provato a leggere quella che credevo fosse la cosa migliore che avevo scritto.

C) Ho scritto qualcosa di nuovo.

D) Ho fatto leggere a un programma di lettura i primi capitoli del romanzo, in modo da vedere se, ascoltando quello che avevo scritto con una voce diversa, mi si smuoveva qualcosa.

E) Ho provato a impormi di scrivere il nuovo capitolo del romanzo.

F) Ho scritto la biografia delle protagoniste e le ho intervistate.

G) Alla fine ho capito che qui in casa avevo troppe distrazioni, così mi sono isolato, scrivo in biblioteca, nel silenzio e nell’afa, vivendo su Omnia senza riserve.

Diciamo che un po’ tutto ha funzionato, ma in particolar modo l’isolamento.
E’ qui che ho notato il salto, da autore pieno di sogni, a mestierante. Perchè a livello di consapevolezza, questa è forse la più importante.
Non si nasce autori, si diventa, con la pratica, con l’impegno, approcciando il mestiere un po’ per volta e tutti i suoi strumenti il prima possibile. Scrivere è un lavoro e il lavoro dello scrittore è estenuante come tutti gli altri. Ci sono scadenze, notti bianche, momenti snervanti e crisi emotive.
E’ scrivere, è vivere.
E’ magia.

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3 pensieri su “Il blocco dello scrittore

  1. E’ brutto non saper cosa scrivere. A volte basta poco per ricominciare: una lettura, un paio di righe messe lì tanto per scrivere qualcosa o chissà cos’altro.

  2. Già, Fabio, l’isolamento è fondamentale. Se non si è capaci di gestire “internet”, ad esempio, che ti bombarda con le sue notizie in tempo reale, le email e le altre decine di cosette più o meno marginali per la vita di una persona, internet ti fagocita in un nanosecondo.Questo è il motivo per cui mi sono imposto delle regolette, tempo fa, e più passa il tempo più mi rendo conto che servono, ma che devo inasprirle: più ci si isola, meglio è. Del resto, penso a quando cominciai: internet non esisteva, avevo soltanto me stesso per parlare di fantasy e di ciò che scrivevo e leggevo, eppure le cose andavano avanti spedite. Ora, invece, i troppi contatti finiscono per attrarmi e distrarmi.Non è un caso sia diventato così lento: quando si vuol vivere tutto, si finisce col perdere di vista l’obiettivo della vita: prima fare, poi godersela. 🙂

  3. Hai ragione Andrea, è devastante la capacità che ha Internet di fagocitarti, di catturare l’attenzione e consumare il tempo.Sì, ho scoperto – tardi – l’isolamento ma alla fine ho trovato la chiave… e meno male.Poi, Mirko, non sapere cosa scrivere è anche peggio! Ma per fortuna le idee non mi mancano, anzi… ne avessi avute meno, meno malsane, sarei giunto a maturazione prima.

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