A che punto siamo?

Questo blog è nato per raccontare il battito di una fotografia. Per fermare le emozioni che si accavallano nel cuore e nella mente di una persona in attesa: me. Per essere precisi, dovrei raccontare la “via libris” del romanzo, ma più vado avanti con questa avventura e più mi rendo conto che non esitono queste due entità separate, io sono il romanzo e il romanzo è me. E’ stato un parallelismo folgorante che mi ha colpito la prima mattina calda di questo aprile un po’ marzolino.

Il romanzo è in attesa e la mia vita è in attesa. Le risposte che attendo, le speranze che nutro, le quasi decisioni prese sono il simulacro di un futuro che non vuole visualizzarsi.

Si arriva a un certo punto della propria vita in cui si deve crescere. Lo si fa in tanti modi e in svariate razioni nell’arco della propria esistenza, ma come in ogni buon film che si rispetti, c’è un punto di svolta. Credo di aver dimostrato di saperlo affrontare, attendo solo che me ne sia data la possibilità, magari con un colpo di scena degno di tale nome.

Una mia amica mi disse “Tu vivi come se ogni giorno fosse l’ultimo”. E’ così, probabilmente. Non voglio avere rimpianti e se domani non dovessi esserci più vorrei che le persone si ricordassero di me per le cose buone che ho fatto e vorrei andarmene con al consapevolezza di ciò che ero e di quanto valgo.

Ho fatto una scelta decidendo di riprendere un sogno sepolto sotto i mattoni delle strade che ho percorso per arrivare fin qui. La grafica, il cinema, il blockbuster e la l’immagine televisiva, tutti “percorsi alternativi” per i quali ho dato il massimo e nei quali posso dirmi riuscito grazie alle soddisfazioni che nmi hanno dato.
Adesso attendo che la scelta, più o meno definitiva di dare nuova forma alle mie idee e alla mia creatività mi sia confermata, che il tempo, le energie, i soldi che ho speso in questo tangibile vaneggiamento che è la scrittura, non sia stato uno dannato spreco di tempo. Un rimpianto, “i veri acciacchi dell’età” e le cose che non scriveresti mai nel tuo memoriale.

Questo post ha preso una piega un po’ lugubre, cosa che scarsamente mi appartiene. Il fatto è che la mia kriptonite non sono le brutte notizie o le cose che vanno storte, perchè so come risollevarmi, so come affrontare la realtà. Il mio tallone d’achille è l’attesa, il nulla, l’ignoto, il baratro, la nebbia. Paradossalmente ho scelto un settore dove le attese sono il lastricato della strada, le colonne del portico.
Che sia questo il primo segnale di errore?


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Un pensiero su “A che punto siamo?

  1. Credo che quest’attesa di cui parli sia proprio il pane quotidiano di ogni scrittore che attenda di essere pubblicato. In qualche modo condividiamo questa strada, fatta di attesa, fatta di scommesse su se stessi, fatta di tentativi a volte falliti ma – credo di poter dire – spesso coronati da successo. Tuttavia è un successo che rimane entro un certo limite dettato da un qualcosa che non dipende da noi. Per quanto ci possiamo sforzare di lavorare bene per fare un buon prodotto (e credo proprio che un buon prodotto sia quello che abbiamo fatto) è come se ci fosse un limite invalicabile che può venir varcato solo da chi ha saputo attendere.Per questo motivo, aspettiamo fiduciosi.Un abbraccio.Fabrizio

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